I Monti Aurunci
Sono le montagne sul mare, le uniche alte 1500 metri e più ad affacciarsi direttamente sulla costa del Lazio. Sono i monti delle orchidee, dove si rinvengono più di cinquanta specie dei protagonisti più singolari e appariscenti della nostra flora.
Lontani da Roma ma pure da Napoli, senza cime svettanti, senza valloni né scorci selvaggi, senza comode strade di accesso, gli Aurunci per decenni hanno conosciuto unicamente la solitudine. Solo di recente gli studi dei botanici ne hanno evidenziato l'eccezionale valore floristico, da primato nel Lazio. E poi, nell'estate del 1997, è giunto il parco.
Nel settore più meridionale della Regione, tra il mare e la valle del Liri, gli Ausoni e il Garigliano, questo gruppo di natura calcarea è caratterizzato dalla singolare varietà della vegetazione, a causa della posizione geografica. Il versante esposto verso il mare ospita boschi tipicamente mediterranei, come le leccete di monte Ruazzo e la sughereta di Costamezza. A nord le faggete del Petrella - con 1533 m la vetta più elevata - richiamano invece l'ambiente appenninico. Qui l'autunno è davvero un caleidoscopio di colori, mentre d'inverno i venti di tramontana garantiscono al manto bianco delle nevicate qualche settimana di permanenza.
La natura calcarea degli Aurunci è il motivo dell'assenza pressoché totale di corsi d'acqua importanti, nonché della presenza di assai diffusi fenomeni carsici. Doline e inghiottitoi si incontrano un po' ovunque e spesso hanno acceso la fantasia popolare, come la splendida Fossa Juanna, una dolina circolare dove si dice avesse dimora una strega o una donna dai facili costumi, autrice di sortilegi e riti satanici. Dalla Ciauchella ai Serini, le grotte non sono da meno e talora raggiungono proporzioni ragguardevoli: basti dire dell'abisso del Vallaroce, dall'apertura situata tra le cime di monte Altino e del Sant'Angelo, che sviluppa in profondità qualcosa come 560 metri.
Falchi pellegrini, bianconi, sparvieri sono tra gli animali più affascinanti del parco, assieme a diversi altri meno vistosi come gli anfibi che popolano le cisterne circolari in pietra sparse per la montagna.
il Redentore e l'Eremo di S. Michele Arcangelo (sentiero CAI n. 60)
Per: Santuario di San Michele e Sella Sola |
Partenza da: Loc. Pornito |
Dislivello: 450 m |
Difficoltà: Facile |
Tempo Andata: ore 1,30 |
Tempo Ritorno: ore 1 |
Dall'alto dei Monti Aurunci, due presenze sacre sorvegliano Formia e il suo golfo. La grande statua del Redentore che sorveglia la costa dall'alto dell'omonima cima, è stata costruita nel 1900 per celebrare l'arrivo del XX Secolo. In una grotta che si apre un centinaio di metri più in basso si venera invece San Michele Arcangelo: un culto che accomuna gli Aurunci con il Gargano e con molti altri massicci del Centro-Sud. La statua di San Michele viene portata in processione sulla montagna l'ultima domenica di giugno, vi resta per tutta l'estate, e viene riportata a valle il 29 settembre.
La statua in ghisa del Redentore, situata sulla spalla meridionale del M. Altino a m. 1252, vi fu posta ad opera dei fedeli maranolesi e di Mons. Vincenzo Ruggiero nell'anno 1901.
L'antico eremo (830 d.C.) di S. Michele, scavato nella roccia, sorge sotto un alto strapiombo di M. Altino.
La statua raffigurante S. Michele Arcangelo in peperino nero risale secondo alcuni al VI sec. d.C. Subì un restauro considerevole nella seconda metà dell'800 ad opera dello scultore Blasetti. Essa è molto venerata e viene portata due volte l'anno a spalla per sentieri tortuosi del monte.
La parte anteriore, ricostruita in stile goticheggiante nel 1893.
All'interno vi stilla l'acqua di una freschissima sorgente raccolta in vasche di roccia.
La vetta, già meta di pellegrinaggio annuale dei fedeli, si raggiunge a piedi da Maranola con 4 ore di cammino oppure in auto fino al rifugio della forestale a quota 780 m. Si prosegue a piedi per una mulattiera orizzontale, che per numerose svolte, si inerpica fino alla cappella di S. Michele. In breve, si passa alla Sella di Sola e poi alla Punta del Redentore.
Di qui il panorama che si porge agli occhi del visitatore è eccezionale: l'arco poderoso dei Monti Aurunci, il Golfo di Gaeta, il mare immenso, il Circeo, le isole Ponziane, le più lontane Ischia e Procida fino al Vesuvio.
La Scalata dì San Michele ha luogo due volte l'anno. A giugno si sale, portando in montagna con una commovente processione la statua dell'arcangelo che - dall'alto della dirupata vetta del Redentore - proteggerà l'attività dei pastori. E a settembre si scende a Maranola, sempre senza riti ad uso turistico ma soltanto mossi dalla fede e dall'attaccamento alle consuetudini locali. È questa la tradizione forse più bella delle genti che vivono nel parco, ma non è la sola.
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Monte Petrella e Fossa Juanna (sentiero CAI n. 62)
Per: Forcella di Fraile, Fontana di Canale e versante ovest |
Partenza da: Loc. Pornito |
Dislivello: 730 m |
Difficoltà: Facile |
Tempo Andata: ore 3,30 |
Tempo Ritorno: ore 2,20 |
PERCORSO: La località di Pornito (m 819) si raggiunge attraverso la strada del Redentore che si diparte dal centro di Maranola. Presso la località Compone si prende la strada a destra verso est e si sale per circa 5 minuti fino alla casa forestale della Comunità Montana dove si lascia l'automobile. Si prosegue a piedi lungo la sterrata superando la Forcella di Fraile (m 969) e ancora le falde del Monte Altino. Alla fine della sterrata si giunge alla Fontana di Canale, dove sono presenti vasche per la raccolta di acqua sorgente. Da qui inizia il sentiero vero e proprio, che si inerpica sulle pendici di Monte Petrella e in breve si raggiunge la vetta. In alternativa, una volta sulla cresta, invece di salire verso destra (sud-est) in direzione di Monte Petrella, bisogna scendere di quota attraversando una faggeta a sinistra (nord) in direzione di "Fossa Juanna". Questa valle circolare non è altro che una grossa depressione carsica circondata da secolari faggete. La leggenda racconta che è il luogo dove una volta l'anno si riuniscono le streghe. Fatto il giro di "Fossa Juanna" bisogna risalire ancora sulla cresta e poi a sinistra (in direzione sud) verso la vetta del Petrella. La cima si raggiunge brevemente e da qui è possibile ammirare un vastissimo panorama: nelle giornate senza foschia la vista può spaziare dal Vesuvio alle Isole Campane, alle Isole Pontine, al Circeo, ai Lepini, ai Simbruini, alle Mainarde, al Matese e a Roccamonfina.
Questo "classico" e facile percorso si snoda sul "tetto" dei Monti Aurunci e, con modesto dispendio fisico si raggiungono località selvagge e suggestive quali la "Fossa Juanna". Il clima è quello della faggeta, con boschi fitti e puliti e quindi facilmente percorribili anche d'estate.
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Monte Ruazzo
(sentiero CAI n. 56)
Per: Monte Mesole e Fosso di Fabio |
Partenza da: Acquaviva |
Dislivello: 520 m |
Difficoltà: Media |
Tempo Andata: ore 2 |
Tempo Ritorno: ore 1,45 |
PERCORSO: Lasciata l'auto presso il rifugio della forestale di Acquaviva si percorre il sentiero nel bosco verso nord, salendo lungo la costa di Monte Ruazzo; dopo circa 15 minuti di cammino si raggiunge la famosa grotta della Ciauchella. Si prosegue per Monte Mesole, cima di 1062 metri. Si continua ancora a sinistra (verso nord-ovest) fino al Fosso di Fabio, pianoro carsico caratterizzato dalle numerose doline presenti. La vegetazione ora è più rada. Salendo ancora sotto le rocce si raggiunge la cresta che offre forse il più bel panorama di tutti gli Aurunci. Dal Fosso di Fabio si prosegue prima in direzione sud-ovest per qualche centinaio di metri; dopo aver svoltato a sinistra, in quindici minuti e senza via obbligata si sale sul Monte Ruazzo. Il panorama da qui è ancora più vasto dato che la vista spazia dal Monte Circeo fino al Golfo di Napoli con le Isole Partenopee; Gaeta e Formia sembrano "a portata di mano" e la piana del Garigliano si offre in tutta la sua estensione.
Percorso bello e suggestivo che attraversa diversi ambienti: bosco di lecci, radure carsiche, cerrete, faggete ecc. Ogni area attraversata offre delle particolarità della natura: dalle eccezionali fioriture primaverili alla contemplazione degli immensi panorami, all'osservazione delle evoluzioni dei rapaci ancora numerosi.
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Monte Tuonaco (sentiero CAI n. 55)
Per: Valle Cupa e versante nord-est |
Partenza da: Acquaviva |
Dislivello: 380 m |
Difficoltà: Media |
Tempo Andata: ore 1,30 |
Tempo Ritorno: ore 1,30 |
PERCORSO: L'auto deve essere lasciata ad Acquaviva, presso il rifugio forestale della Comunità Montana. Questa località si raggiunge da Maranola percorrendo la strada del Redentore. Acquaviva è una sorgente perenne, punto di riferimento, nel raggio di alcuni chilometri, dei pastori della zona. Si prende la pista che si addentra nel bosco di lecci, a sinistra (in direzione sud) e la si percorre per intero. Dopo circa 30 minuti si imbocca l'antica mulattiera, sempre nel fitto bosco. Prima si raggiunge la gobba di "Pelara" poi il campo carsico di Terruto disseminato di doline ed inghiottitoi, proteso verso il mare, essendo solo a quattro chilometri in linea d'aria dal Golfo di Gaeta. Da questo luogo si gode una vista che spazia sul Golfo di Gaeta, sulle Isole Partenopee, sulla piana del Garigliano.
Classico itinerario per godere Gaeta ed il Golfo "dall'alto". Ambiente tipicamente mediterraneo per quanto riguarda la vegetazione e notevoli aspetti carsici nel Piano di Terruto. Anche in queste aree durante la primavera fioriscono le rare orchidee spontanee.
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Monte Viola (sentiero CAI n. 58)
Per: Valle Cupa e versante nord-est |
Partenza da: Acquaviva |
Dislivello: 380 m |
Difficoltà: Media |
Tempo Andata: ore 1,30 |
Tempo Ritorno: ore 1,30 |
PERCORSO: In auto, lasciato alle spalle l'abitato di Maranola, si sale lungo la strada del Redentore verso la montagna. All'incrocio di Monte Lapillo si gira a destra e si sale ancora fino al rifugio della Comunità Montana in località Pornito. Lasciata l'auto ci si incammina lungo la sterrata fino alla Forcella di Fraile (m 969). Dalla forcella la sterrata diventa sentiero e piega nettamente a sinistra. Questo si snoda in lieve discesa sotto la costa di Monte Revole e quindi, con altrettanta lieve salita, conduce alla Forcella di Campello. Ora, proseguendo in direzione sud-ovest lungo la cresta, si giunge in breve tempo sulla cima di Monte Viola.
Facile itinerario adatto per una breve escursione mattutina ma che in ogni caso riserva sempre piacevoli scoperte nel mondo della natura, dalle belle fioriture primaverili, soprattutto quelle violacee della salvia, alla fauna che vive all'interno delle leccete. Anche il panorama è ricco e riposante, in particolare quello visibile lungo il sentiero tra le due forcelle.
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Monte Revole (sentiero CAI n. 59)
Per: Forcella di Fraile e cresta sud |
Partenza da: Loc. Pornito |
Dislivello: 480 m |
Difficoltà: Media |
Tempo Andata: ore 2 |
Tempo Ritorno: ore 1,40 |
PERCORSO: In auto, lasciato alle spalle l'abitato di Maranola, si sale lungo la strada del Redentore verso la montagna. All'incrocio di Monte Lapillo si gira a destra e si sale ancora fino al rifugio della Comunità Montana in località Pornito. Lasciata l'auto ci si incammina lungo la sterrata fino alla Forcella di Fraile (m 969). Da qui si prende un sentiero verso nord poco evidente che percorre l'intera cresta del Monte Revole fino alla sommità. Lungo il percorso è possibile ammirare il panorama di tutta l'area di Campello di Itri e della Valle di Filetto, Gegne e Compone di Maranola.
Percorso di media difficoltà e caratteristico di area tipicamente interna con ambienti di elevata importanza naturalistica. Boschi fitti e radure fiorite in primavera. È adatto ai più esperti e, comunque, agli studiosi di scienze naturali che qui possono trovare numerosi spunti per lo studio e per l'osservazione.
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Monte Sant'Angelo (sentiero CAI n. 61)
Per: Sella Sola e Cima del Redentore |
Partenza da: Loc. Pornito |
Dislivello: 650 m |
Difficoltà: Media |
Tempo Andata: ore 2,20 |
Tempo Ritorno: ore 1,50 |
PERCORSO: Con l'itinerario n. 61 che parte dal rifugio della forestale in località Pornito, si giunge, dopo aver superato la chiesa di San Michele e la Sella Sola sulla Cima del Redentore. Da qui si ridiscende per voltare subito sulla destra e proseguire per un sentiero che corre in una zona, tra il Monte Categlia e il Monte Rusco, molto suggestiva in primavera per le sue ricche e varie fioriture con predominanza di asteracee, ombrellifere e ranuncolacee. Superato Monte Categlia, modesta elevazione che si presenta alla nostra sinistra (da non confondere con il vicino e più alto Monte Aitino), si prosegue ancora su un sentiero evidente e in direzione est fino alla poco visibile cima di Monte Sant'Angelo, aggirando sulla sinistra le strapiombanti pareti del monte stesso che danno verso il mare. Dall'alto di questo impressionante anfiteatro roccioso si possono ammirare, oltre al panorama verso il Golfo di Gaeta, anche i vari aspetti vegetazionali che si susseguono da poco sopra l'abitato di Formia fino alla Cima del Redentore.
Percorso poco faticoso sia in andata che in discesa; assolato fino alla cima del Redentore. Interessante è l'aspetto geolitologico per le grotte, gli anfratti e le alte rocce a strapiombo (Roccia Spaccata e Roccia Laolata) dove nidifica indisturbato il falco pellegrino.
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[Monti Aurunci, 34 Itinerari per escursioni e trekking. - 1998 - Latina]
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